
Visitare la Città Proibita di Pechino: Guida Completa e Consigli Pratici
La Città Proibita è probabilmente l’immagine che, più di ogni altra, si associa a Pechino e alla Cina imperiale: oltre novecento edifici racchiusi da mura rosse e torri dalle tegole gialle, al centro esatto della capitale.
Per quasi cinque secoli è stata il cuore del potere imperiale cinese, un immenso complesso di palazzi, cortili e giardini dove vivevano gli imperatori delle dinastie Ming e Qing insieme alle loro famiglie, ai funzionari e agli eunuchi di corte.
Oggi è uno dei siti culturali più visitati al mondo e dal 1987 è Patrimonio UNESCO.
Bisogna, però, partire preparati: le dimensioni sono enormi, l’affluenza è spesso impressionante e una visita richiede tempo, pazienza e un po’ di organizzazione.
A proposito della Città Proibita


La Città Proibita, nota in cinese come Zijincheng (e in cinese spesso indicata esclusivamente come Museo del Palazzo), fu costruita tra il 1406 e il 1420 per volere dell’imperatore Yongle, terzo sovrano della dinastia Ming, che nel 1421 spostò la capitale da Nanchino a Pechino.
Per quasi cinquecento anni, fino al 1912, fu la residenza ufficiale di ventiquattro imperatori, quattordici Ming e dieci Qing, e il centro politico e amministrativo dell’intero impero.
Il nome “Città Proibita” deriva dal fatto che per secoli l’accesso era rigorosamente vietato ai cittadini comuni: solo l’imperatore, la famiglia imperiale, i funzionari autorizzati e il personale di corte potevano varcare le sue porte.
L’intero complesso copre circa 72 ettari ed è circondato da mura alte 10 metri e da un fossato largo oltre 50 metri.
Al suo interno si trovano circa 980 edifici con quasi 9.000 stanze, anche se la leggenda racconta che fossero 9.999 e mezzo, perché solo il Palazzo Celeste poteva avere 10.000 stanze.
L’architettura segue rigorosamente i principi della cosmologia cinese e del Feng Shui. Tutti gli edifici principali sono disposti lungo un asse nord-sud che simboleggiava il potere assoluto dell’imperatore, considerato il “Figlio del Cielo”.
Dopo l’abdicazione dell’ultimo imperatore Puyi nel 1912, la Città Proibita cessò di essere una residenza imperiale. Nel 1925 venne trasformata nel Museo del Palazzo (Palace Museum), ed oggi custodisce una delle più importanti collezioni d’arte cinese del mondo.
La nostra visita: tra meraviglia e tanta, tantissima folla


Visitare la Città Proibita è stata un’esperienza…impegnativa!
Noi siamo entrati passando da Piazza Tiananmen (osservando l’enorme ritratto di Mao), attraversando la celebre Porta della Pace Celeste, per poi uscire dalla Porta della Divina Prodezza (Shenwu Gate), sul lato nord del complesso. È un percorso che consigliamo perché permette di seguire il tragitto storico attraverso l’intero palazzo e di ritrovarsi già nella posizione ideale per raggiungere il vicino Parco Jingshan.
Dobbiamo essere sinceri fin da subito: la Città Proibita è affascinante, ma visitarla oggi è tutt’altro che un’esperienza quieta e meditativa.
La prima cosa che ci ha colpito è stata la folla, presente in ogni cortile, in ogni sala, in ogni passaggio.
Inoltre, preparatevi a una particolarità che spesso viene sottovalutata: nella maggior parte dei palazzi non potrete entrare.
Gli interni si osservano esclusivamente dalle porte o dalle finestre aperte verso i cortili. Di conseguenza, davanti ad ogni edificio si formano vere e proprie resse di persone che cercano di affacciarsi per vedere qualche dettaglio degli ambienti imperiali.
In alcuni punti siamo riusciti a vedere davvero poco (anche la mancanza di luce all’interno degli edifici non agevola l’impresa), semplicemente perché era impossibile avvicinarsi abbastanza.
Insomma, ci si rende conto che l’esperienza è in larga parte esteriore: si apprezza l’architettura, la simmetria, le dimensioni, la decorazione dei tetti e dei cortili, ma l’intimo contatto con gli spazi imperiali resta negato.
Per chi viaggia in sedia a rotelle o con mobilità ridotta, la situazione è ancora più complessa.
Ci sono dislivelli ovunque, soglie altissime, gradini che interrompono anche i percorsi teoricamente pianeggianti, e nei punti di affaccio agli interni la calca rende semplicemente impossibile avvicinarsi.
Ma torneremo sull’argomento nel paragrafo dedicato all’accessibilità.
Accessibilità della Città Proibita


La Città Proibita è visitabile anche da persone con mobilità ridotta, ma non si può definire completamente accessibile.
Esiste un percorso laterale, segnalato, che permette a chi usa la sedia a rotelle di avanzare attraverso alcuni cortili senza affrontare i gradini principali delle soglie.
È un’opzione reale e va riconosciuta, ma nella pratica richiede comunque l’accompagnamento di almeno una persona. Infatti ci sono soglie da superare, pendenze improvvisate, passaggi stretti e, nei giorni di grande affluenza, una ressa che non accenna a fare spazio.
La vera difficoltà, però, non è tanto il percorso quanto l’obiettivo della visita. Anche ammesso di arrivare davanti a un edificio, l’accesso agli interni non è previsto per nessuno, e per chi è in sedia a rotelle è semplicemente impossibile avvicinarsi alle porte o alle finestre da cui si sporge la folla.
Il risultato è che l’esperienza, per un visitatore con disabilità motoria, è quasi esclusivamente visiva a distanza: si vedono cortili, tetti, mura, ma gli affreschi, i troni, gli arredi interni restano fuori portata.
Quanto tempo serve per visitare la Città Proibita e cosa non perdere
La Città Proibita è enorme e merita almeno quattro ore di visita (seguendo esclusivamente l’asse centrale), ma chi desidera approfondire con calma potrebbe tranquillamente dedicarle un’intera giornata.
I visitatori occidentali tendono a sottostimare le distanze, perché sono abituati a palazzi e musei europei. Qui si parla di ettari di cortili in successione che coprono quasi un chilometro in linea d’aria.
Il percorso classico segue l’asse centrale, da sud a nord.
Dopo aver oltrepassato la Porta Meridiana, si raggiunge la Sala della Suprema Armonia, la più grande e più importante, dove si tenevano le cerimonie di stato e le incoronazioni.
Si prosegue con la Sala della Armonia Centrale e la Sala della Preservazione dell’Armonia, dove l’imperatore si preparava alle cerimonie e dove si tenevano gli esami imperiali.
Oltre queste sale si apre il cortile interno, la zona residenziale, con il Palazzo della Purezza Celeste, la Sala dell’Unione e il Palazzo della Tranquilla Longevità, che erano le abitazioni private dell’imperatore e delle concubine.
Verso nord si raggiunge infine il Giardino Imperiale, un piccolo capolavoro di paesaggistica cinese con padiglioncini, rocce scolpite e cipressi secolari, prima di uscire dalla Porta della Divina Prodezza.
Cosa non perdere
Cosa non perdere, a nostro parere: la Sala della Suprema Armonia per l’imponenza; il trono dell’imperatore che si intravede dall’ingresso (la lontananza è molta, ma l’effetto è d’impatto); il Giardino Imperiale per la cesellatura del paesaggio; le gallerie d’oro e d’argento nelle ali laterali, se avete tempo.
Una volta terminata la visita, se avete ancora energie, vi consigliamo di attraversare la strada e raggiungere il Parco Jingshan.
Il parco sorge su una collinetta artificiale costruita, secondo la leggenda, proprio con la terra scavata per realizzare i fossati della Città Proibita.
Dalla cima, dopo una breve e ripida rampa di scalini, si gode una vista panoramica sull’intero complesso: i tetti gialli si stendono a perdita d’occhio in una geometria perfetta, e ci si rende conto finalmente delle dimensioni reali della città imperiale. È il punto da cui si scattano foto da cartolina, e vale davvero la pena ritagliarsi mezz’ora per arrivarci.
Guida o audioguida?


Per visitare la Città Proibita noi abbiamo utilizzato l’app MyWoWo, che offre spiegazioni molto dettagliate e interessanti sui principali edifici.
In una situazione ideale, con calma e tempo per fermarsi, sarebbe un’ottima scelta.
Tuttavia, in un contesto reale e affollato come quello che abbiamo trovato noi, le sue informazioni sono difficili da sfruttare appieno: i palazzi, visti da fuori, sembrano quasi tutti uguali; i cortili si somigliano e nella ressa diventa un problema persino capire in quale ci si trovi. Più di una volta ci siamo ritrovati a controllare la mappa per capire esattamente quale edificio stessimo osservando.
Perciò, per questa visita, onestamente, avremmo preferito una guida fisica che ci accompagnasse: la presenza di qualcuno che sappia orientare e identificare in tempo reale, tra la folla, ciò che si sta guardando, vale probabilmente più di qualsiasi audioguida. Se optate per il fai da te, scaricate la mappa offline in anticipo e segnatevi i punti chiave prima di entrare.
Segnalo inoltre che esiste anche la possibilità di noleggiare in loco l’audioguida ufficiale direttamente in biglietteria:
Purtroppo non avendolo fatto non ho esperienza in merito, ma credo che parte dei problemi che abbiamo riscontrato con la nostra audioguida sarebbero gli stessi.
Biglietti, prenotazione e i severi controlli di Piazza Tiananmen
L’accesso alla Città Proibita avviene esclusivamente con prenotazione anticipata.
Inoltre è importante sapere che la prenotazione è a fascia oraria di accesso.
I biglietti sono nominali e il numero giornaliero di visitatori è limitato, per questo è consigliabile acquistarli con largo anticipo, soprattutto durante l’alta stagione e nei periodi di festività cinesi.
Servono documento d’identità (passaporto per gli stranieri) e una stampata o uno screenshot del biglietto, oltre alla conferma che vi verrà richiesta ai tornelli.
Prima ancora di raggiungere l’ingresso della Città Proibita bisogna attraversare Piazza Tiananmen, una delle piazze più grandi del mondo.
Qui dovrete affrontare controlli di sicurezza estremamente rigorosi, fra i più restrittivi che abbiamo mai incontrato durante i nostri viaggi. Gli addetti ci hanno perquisito accuratamente, controllando persino le tasche dei pantaloncini. Hanno aperto e ispezionato ogni zaino e hanno sfogliato una per una anche le guide turistiche cartacee che avevamo con noi.
Niente di tutto questo è eccessivamente aggressivo, e gli addetti sono professionali, ma è bene saperlo.
Un consiglio: portate il minimo indispensabile, non nascondete oggetti “strani”, siate collaborativi e tenete i documenti sempre a portata di mano.
Alla fine, noi siamo entrati senza problemi e con tutte le nostre cose, niente ci è stato trattenuto, cosa che abbiamo visto fare ad altre persone.
Curiosità sulla Città Proibita che forse non conoscete


Ci sono alcuni dettagli che rendono la visita più interessante se li conoscete prima di entrare.
Una delle curiosità più affascinanti riguarda il colore degli edifici. I tetti sono quasi tutti ricoperti da tegole smaltate gialle, colore riservato esclusivamente all’imperatore e simbolo del potere supremo.
Le tegole gialle, però, non furono sempre gialle: in origine, durante parte della dinastia Ming, alcuni edifici del complesso avevano tegole di altri colori, e fu solo con il consolidamento del protocollo imperiale che il giallo divenne esclusivo dell’imperatore. Anche oggi, fuori dalla Città Proibita, potete vedere tetti di colore diverso: il verde è tipico dei templi buddhisti, l’azzurro di alcune biblioteche e padiglioni, il grigio dei palazzi dei nobili di rango inferiore.
Un’altra curiosità riguarda statue di animali mitologici poste lungo i tetti.
Se osservate i tetti e le gradinate, noterete figure di animali in fila lungo le creste, in numero variabile. Più figure ci sono, più alto era il rango del proprietario dell’edificio; sulle sale cerimoniali principali il numero raggiunge il massimo, e l’ultimo della fila è sempre un drago cavalcato da un uomo, simbolo del potere imperiale che domina le forze della natura.
E poi ancora: il complesso è orientato perfettamente lungo l’asse nord-sud e ogni elemento architettonico è stato progettato seguendo rigorosi principi simbolici. Nulla è stato costruito casualmente.
Infine, nonostante venga comunemente chiamata “Città”, in realtà la Città Proibita è un unico gigantesco palazzo imperiale circondato da mura, tanto vasto da sembrare davvero una città nella città.










