Svezzamento e glutine: quando introdurlo e cosa sapere sulla celiachia
Lo svezzamento, o alimentazione complementare, rappresenta una tappa importante nella crescita del bambino: è il momento in cui, accanto al latte materno o alla formula, vengono progressivamente introdotti nuovi alimenti, consistenze e sapori.
Tra i tanti dubbi che possono accompagnare questa fase c’è anche quello relativo al glutine. Quando introdurlo? È meglio aspettare? E cosa cambia se in famiglia c’è una persona celiaca?
La questione è particolarmente importante perché la celiachia è una malattia autoimmune legata all’assunzione di glutine e può comparire anche durante l’infanzia. Tuttavia, le evidenze scientifiche disponibili hanno chiarito un aspetto fondamentale: anticipare o ritardare l’introduzione del glutine non permette di prevenire la celiachia.
Vediamo quindi cosa sapere e come orientarsi durante lo svezzamento.
Che cos’è la celiachia?
La celiachia è una malattia autoimmune cronica che si manifesta in soggetti geneticamente predisposti in seguito all’assunzione di glutine.
Il glutine è un insieme di proteine presente principalmente in cereali come frumento, orzo e segale e nei loro derivati. L’avena merita invece un discorso specifico, perché la sua idoneità nella dieta del celiaco dipende anche dalla possibilità di contaminazione durante la lavorazione.
Quando una persona celiaca assume glutine, si attiva una risposta immunitaria che provoca un’infiammazione della mucosa dell’intestino tenue. Nel tempo, il danno intestinale può compromettere l’assorbimento dei nutrienti.
La celiachia può manifestarsi in modi molto diversi. Nel bambino possono comparire, per esempio, diarrea cronica, gonfiore e dolore addominale, scarso accrescimento, perdita di peso, anemia, ma anche sintomi meno direttamente riconducibili all’apparato digerente.
La presenza di uno di questi disturbi, però, non significa automaticamente che il bambino sia celiaco: la diagnosi deve essere effettuata attraverso un percorso medico specifico.
Per approfondire: Celiachia nei bambini: cura e rimedi
Svezzamento: quando introdurre il glutine?
Nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi sull’eventuale rapporto tra il momento in cui il glutine viene introdotto nella dieta e il rischio di sviluppare la celiachia.
Le indicazioni scientifiche più recenti hanno ridimensionato questo legame.
Secondo il documento ESPGHAN del 2024 sull’alimentazione nei primi anni di vita, il glutine può essere introdotto nell’alimentazione del bambino in qualsiasi momento tra i 4 mesi compiuti, corrispondenti ad almeno 17 settimane, e i 12 mesi di età.
Il momento scelto all’interno di questa finestra non sembra modificare il rischio complessivo di sviluppare la celiachia durante l’infanzia.
Questo significa che non esiste una particolare età alla quale introdurre il glutine per “proteggere” il bambino dalla celiachia.
Allo stesso modo, non è necessario ritardarne l’introduzione oltre i 12 mesi con l’obiettivo di prevenire la malattia.
L’introduzione molto precoce può tuttavia essere associata a una comparsa più anticipata degli anticorpi della celiachia e, nei bambini predisposti, della malattia, senza però modificare il rischio cumulativo di svilupparla.
È quindi più corretto parlare di una finestra temporale compresa tra i 4 e i 12 mesi, inserendo il glutine nell’ambito della normale alimentazione complementare e seguendo le indicazioni del pediatra.
Esiste una quantità di glutine da introdurre?
Anche su questo punto le indicazioni ESPGHAN 2024 invitano alla prudenza.
Alcuni studi osservazionali hanno rilevato un’associazione tra un maggiore consumo di glutine nei primi anni di vita e un aumento del rischio di sviluppare autoimmunità per la celiachia e la malattia nei bambini geneticamente predisposti. Tuttavia, gli studi utilizzano quantità e modalità di valutazione differenti.
Per questo motivo non è possibile stabilire una quantità ottimale di glutine da introdurre durante lo svezzamento, né una soglia che possa essere considerata sicura ai fini della prevenzione della celiachia.
ESPGHAN non raccomanda quindi di calcolare una specifica quantità giornaliera di glutine né per i bambini della popolazione generale né per quelli con una predisposizione genetica conosciuta.
Quale alimento scegliere per introdurre il glutine?
Anche in questo caso non esiste un alimento specifico indicato per prevenire la celiachia.
Secondo il position paper ESPGHAN 2024, il tipo o la fonte di glutine utilizzata al momento dell’introduzione non è risultato in grado di modificare il rischio di sviluppare la malattia. Non sono quindi previste raccomandazioni specifiche sul tipo di alimento contenente glutine da scegliere.
Durante lo svezzamento il glutine può quindi essere introdotto attraverso gli alimenti normalmente previsti dall’alimentazione del bambino, in base alla sua età e alle indicazioni del pediatra.
L’allattamento al seno protegge dalla celiachia?
Per anni si è discusso anche di un possibile effetto protettivo dell’allattamento al seno nei confronti della celiachia.
Le evidenze considerate nel position paper ESPGHAN 2024 non hanno però dimostrato che l’allattamento, esclusivo o meno, riduca il rischio di sviluppare la malattia.
Anche introdurre il glutine mentre il bambino è ancora allattato al seno non può essere raccomandato come strategia per prevenire la celiachia.
Questo non significa naturalmente che l’allattamento al seno non abbia importanti benefici per il bambino: semplicemente, la scelta relativa all’allattamento non deve essere modificata con l’obiettivo specifico di prevenire la celiachia.
E se mamma o papà sono celiaci?
La situazione merita qualche attenzione in più quando un genitore o un familiare di primo grado è celiaco.
La celiachia presenta infatti una componente genetica. Alcune varianti del sistema HLA, in particolare HLA-DQ2 e HLA-DQ8, sono associate alla predisposizione alla malattia.
È però importante non confondere predisposizione genetica e malattia.
La presenza di DQ2 e/o DQ8 indica che esiste una predisposizione, ma non significa che il bambino svilupperà necessariamente la celiachia. Al contrario, l’assenza di questi alleli rende estremamente improbabile lo sviluppo della malattia.
Per questo motivo, quando in famiglia è presente un caso di celiachia, è opportuno parlarne con il pediatra. Sarà il medico a valutare se e quando siano indicati eventuali accertamenti, compreso il test genetico.
Non è invece consigliabile eliminare autonomamente il glutine dalla dieta del bambino nel tentativo di prevenire la malattia.
Il test genetico può dire se il bambino è celiaco?
No. Questo è un punto importante.
Il test genetico per HLA-DQ2 e HLA-DQ8 non diagnostica la celiachia: permette di valutare la presenza o meno della predisposizione genetica.
Un risultato positivo significa quindi che il bambino può sviluppare la malattia, ma non che sia celiaco.
Le linee guida ESPGHAN per la diagnosi pediatrica indicano invece come primo approccio, quando si sospetta la celiachia, la ricerca degli anticorpi specifici, in particolare gli anticorpi IgA anti-transglutaminasi di tipo 2, insieme alla valutazione delle IgA totali. Se le IgA sono molto basse o assenti, vengono utilizzati test basati sulle IgG.
In alcune situazioni, nei bambini con valori di anticorpi anti-transglutaminasi molto elevati, la diagnosi può essere effettuata senza biopsia intestinale seguendo i criteri previsti dalle linee guida ESPGHAN. Si tratta però di un percorso diagnostico che deve essere gestito dal pediatra o dallo specialista.
Non eliminare il glutine prima degli accertamenti
Un aspetto particolarmente importante riguarda la diagnosi.
Se si sospetta una celiachia, non bisogna eliminare il glutine dalla dieta del bambino prima di aver completato gli accertamenti, a meno che non sia il medico a indicarlo.
Gli esami diagnostici devono infatti essere interpretati nel contesto di una dieta contenente glutine. Iniziare autonomamente una dieta senza glutine potrebbe alterare i risultati e rendere più difficile arrivare a una diagnosi corretta.
Per questo motivo è sempre preferibile parlare con il pediatra prima di modificare significativamente l’alimentazione del bambino.
Cosa può mangiare un bambino celiaco?
Una volta diagnosticata la celiachia, la terapia consiste nell’esclusione del glutine dalla dieta.
Questo non significa, però, che l’alimentazione debba diventare poco varia.
Un bambino celiaco può mangiare moltissimi alimenti naturalmente privi di glutine, tra cui frutta, verdura, carne, pesce, uova, latte e derivati consentiti, legumi, riso, mais, patate e numerosi altri prodotti.
Esistono inoltre moltissimi alimenti specificamente formulati senza glutine, come pasta, pane, biscotti, prodotti da forno e farine.
La dieta deve comunque essere equilibrata e adeguata all’età e alle esigenze nutrizionali del bambino. In caso di diagnosi, il pediatra o lo specialista può indicare alla famiglia come organizzare correttamente l’alimentazione.
Come riconoscere gli alimenti senza glutine?
Quando si acquista un prodotto destinato a un bambino celiaco è importante prestare attenzione alle informazioni riportate in etichetta.
La dicitura “senza glutine” identifica gli alimenti che rispettano il limite previsto dalla normativa, pari a meno di 20 ppm di glutine.
La Spiga Barrata dell’Associazione Italiana Celiachia può inoltre aiutare a individuare prodotti sottoposti a specifici controlli e destinati al consumo da parte dei celiaci.
Non è invece sufficiente stabilire che un alimento sia naturalmente privo di glutine: alcuni prodotti possono essere esposti al rischio di contaminazione durante la produzione, la lavorazione o la preparazione, ma anche questo particolare è riportato in etichetta con la dicitura “Può contenere tracce di…”
È quindi necessario distinguere tra gli alimenti naturalmente privi di glutine e quelli che, per caratteristiche e lavorazioni, sono considerati “a rischio” e devono riportare precise garanzie in etichetta.
Attenzione alle contaminazioni
La gestione della celiachia non riguarda soltanto gli alimenti che contengono direttamente glutine.
Anche una piccola quantità può infatti derivare da una contaminazione accidentale, che può verificarsi durante la produzione industriale oppure nella preparazione dei pasti a casa, al ristorante o a scuola.
Per esempio, è importante fare attenzione all’utilizzo condiviso di superfici, utensili o contenitori che siano entrati in contatto con alimenti contenenti glutine.
Questo non significa vivere la cucina con ansia: l’obiettivo è adottare alcune semplici regole per ridurre il rischio di contaminazione senza trasformare la gestione della dieta in una fonte continua di preoccupazione. AIC sottolinea infatti l’importanza di un approccio corretto ed equilibrato alla gestione delle contaminazioni.
Svezzamento e celiachia: cosa ricordare
Quando si parla di glutine e svezzamento, il concetto più importante è che non esiste una strategia alimentare in grado di impedire lo sviluppo della celiachia nei bambini geneticamente predisposti.
Il glutine può essere introdotto nell’ambito della normale alimentazione complementare, dopo i 4 mesi compiuti, senza la necessità di anticiparlo o ritardarlo con l’obiettivo di prevenire la malattia.
Se in famiglia è presente la celiachia, è invece utile informare il pediatra, che potrà valutare il rischio familiare e stabilire se siano necessari controlli.
Infine, in caso di sospetta celiachia, non bisogna iniziare una dieta senza glutine autonomamente: gli accertamenti diagnostici devono essere effettuati mentre il bambino segue una dieta contenente glutine, secondo le indicazioni del medico.
La corretta informazione è quindi il primo passo per affrontare lo svezzamento con serenità, senza inutili restrizioni e senza trasformare il glutine in un alimento da evitare a priori.










